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mercoledì 8 aprile 2015
venerdì 3 aprile 2015
L'ultima poesia
Non sempre il tempo è limite
non sempre lo è lo spazio
il limite è all'interno di ognuno di noi
ma al nostro interno lo spazio è illimitato
Quando il mio tempo sarà finito
morirò
e più non potrai chiedermi il perchè
della mia poesia
morirò e sarà un momento di vita
morirò
e si libererà lo spazio dentro di me
e forse non sarà l'ultima poesia
A favore del per favore
Piacenza
tranquilla cittadina
un poco borghese e un po' contadina
i passerotti alla mattina
ti svegliavano con i loro cip cip ...
ora le cornacchie rincorrono i gabbiani
e si contendono il cibo
rovistando fra immondizia e carcasse
Mi sveglio la mattina
tranquilla cittadina
un poco borghese e un po' contadina
i passerotti alla mattina
ti svegliavano con i loro cip cip ...
ora le cornacchie rincorrono i gabbiani
e si contendono il cibo
rovistando fra immondizia e carcasse
Mi sveglio la mattina
e sono già stanca
Mi sveglio la mattina
sono già stanca
e mi vergogno
sono già stanca
e mi vergogno
di essere stanca
Troppe persone soffrono
milioni di persone hanno fame
tanta fame da non riuscire a dormire
o tanta fame da dormire per sempre
Mi sveglio la mattina
e sono stanca
non per un esagerato sforzo fisico
non per gravi motivi personali
non per un esagerato sforzo fisico
non per gravi motivi personali
Sono sfinita dalla consapevolezza
la consapevolezza di vedere chiaramente
ed essere impotente
Siamo tutte persone apparentemente civili
apparentemente democratiche
Apparentemente
camminiamo tranquillamente
fra l' immondizia della strada
la consapevolezza di vedere chiaramente
ed essere impotente
Siamo tutte persone apparentemente civili
apparentemente democratiche
Apparentemente
camminiamo tranquillamente
fra l' immondizia della strada
l’incuria
il menefreghismo
e la totale indifferenza
il menefreghismo
e la totale indifferenza
Forse l'aver di fronte gravi problemi sociali
più grandi di noi
più grandi di noi
ci fa sottovalutare l'importanza delle piccole cose
delle piccole cose belle
delle piccole cose buone?
Parole come grazie, prego, permesso, scusami
non sono più nel nostro linguaggio comune
non esiste forma
non esiste galateo
non esiste galateo
Certo la forma può sembrare superflua
ma senza la forma il contenuto a volte si disperde
si dissolve e perde la sua sostanza nutriente
Quali sono le cose importanti?
Forse dovremmo ripartire
prima di tutto
dall'educazione
le piccole, banali, semplici regole dell'educazione
Educazione dimenticata
educazione scaratata
educazione superflua
Ripartire dall'educazione elementare
del buongiorno e del buonasera
quella del salute e del grazie
quella che cede il posto a chi ne ha più bisogno
che si accorge di chi ha vicino
che non getta l'immondizia dal finestrino
quella che ti fa capire qual'è la funzione di un genitore
anche quando non hai figli tuoi
quella che ti aiuta a capire e ti fa crescere
Da quando siamo diventati quelli che
se ci rubano l’ombrello prendiamo quello di un’altro
e pensiamo pure di essere nel giusto?
Sono già finiti i tempi in cui ci si batteva per la scuola?
Riduciamo tutto in macerie fingendo di ristrutturare
di progredire
Genitori consenzienti permettono ai figli
ignari protagonisti solo di video games
di evadere all'obbligo scolastico
e gettare la loro preziosa vita nell'immondizia
Lo Stato assente acconsente
e alimenta malcostume e malaffare
Diritti e doveri
come puta che cola
scendono
e si disperdono per terra calpestati
finiscono nelle fognature straripanti di oli esausti
e porcherie inimmaginabili
insieme al nostro orgoglio e ai nostri sentimenti
Siamo diventati insensibili quindi?
Temo una recrudescenza del razzismo
troppi luoghi comuni girano di bocca in bocca
dilaga l’ignoranza e il qualunquismo si alimenta
Ma il qualunquismo è un sentimento altolocato
snob, borghese
ha paura di sgualcire abiti costosi e doversi mescolare con l’odore della povertà
Si è impossessato del nostro vivere quotidiano
e ci ha resi schiavi
Quali sono le cose importanti?
Forse dovremmo ripartire
prima di tutto
dall'educazione
le piccole, banali, semplici regole dell'educazione
Educazione dimenticata
educazione scaratata
educazione superflua
Ripartire dall'educazione elementare
del buongiorno e del buonasera
quella del salute e del grazie
quella che cede il posto a chi ne ha più bisogno
che si accorge di chi ha vicino
che non getta l'immondizia dal finestrino
quella che ti fa capire qual'è la funzione di un genitore
anche quando non hai figli tuoi
quella che ti aiuta a capire e ti fa crescere
Da quando siamo diventati quelli che
se ci rubano l’ombrello prendiamo quello di un’altro
e pensiamo pure di essere nel giusto?
Sono già finiti i tempi in cui ci si batteva per la scuola?
Riduciamo tutto in macerie fingendo di ristrutturare
di progredire
Genitori consenzienti permettono ai figli
ignari protagonisti solo di video games
di evadere all'obbligo scolastico
e gettare la loro preziosa vita nell'immondizia
Lo Stato assente acconsente
e alimenta malcostume e malaffare
Diritti e doveri
come puta che cola
scendono
e si disperdono per terra calpestati
finiscono nelle fognature straripanti di oli esausti
e porcherie inimmaginabili
insieme al nostro orgoglio e ai nostri sentimenti
Siamo diventati insensibili quindi?
Temo una recrudescenza del razzismo
troppi luoghi comuni girano di bocca in bocca
dilaga l’ignoranza e il qualunquismo si alimenta
Ma il qualunquismo è un sentimento altolocato
snob, borghese
ha paura di sgualcire abiti costosi e doversi mescolare con l’odore della povertà
Si è impossessato del nostro vivere quotidiano
e ci ha resi schiavi
Il sentimento dei poveri è la paura
e riaffiora la paura del ba bau
la paura dell’uomo nero
quella che ti fa tirare la coperta e raggomitolare in posizione fetale
per sentirti al riparo
paura di dividere quel poco calore e il poco pane con lo “straniero”
Ai nostri governanti
abbiamo permesso il gioco al ribasso
consentendogli di guadagnare sulla nostra pelle
Distraendoci con pratiche da illusionista
li chiamano risparmi
quelli sulla cultura e sul futuro
e con manovre da prestigiatore alimentano i soliti privilegi
Specchietti per le allodole ci abbagliano
e incantati da promesse di innovazioni
ci comprano con sconti di pena
Non basta la foto su un podio per essere vincitore
Nulla stiamo vincendo
rischiamo di perdere anche ciò che
altri avevano costruito per noi
lo laviamo via con un colpo di spugna
una spugna intrisa di sangue.
abbiamo permesso il gioco al ribasso
consentendogli di guadagnare sulla nostra pelle
Distraendoci con pratiche da illusionista
li chiamano risparmi
quelli sulla cultura e sul futuro
e con manovre da prestigiatore alimentano i soliti privilegi
Specchietti per le allodole ci abbagliano
e incantati da promesse di innovazioni
ci comprano con sconti di pena
Non basta la foto su un podio per essere vincitore
Nulla stiamo vincendo
rischiamo di perdere anche ciò che
altri avevano costruito per noi
lo laviamo via con un colpo di spugna
una spugna intrisa di sangue.
venerdì 27 marzo 2015
alla ricerca di risposte
Qualcuno definisce la mia poetica
“intimista”.
E’ vero io non parlo
esplicitamente di politica, non tratto argomenti particolarmente importanti,
non mi piace l’enfasi, non amo gli slogan e i grandi discorsi che rimangono spesso
lettera morta, credo invece che la direzione che decidiamo di prendere ogni giorno
e ogni nostra azione in genere - oltre ad una scelta personale – sia anche una
manifestazione politica.
L’errore compiuto in questi anni
tormentati è stato - a mio parere - quello di scindere la politica dal nostro
vissuto quotidiano creando figure politiche esclusivamente intese come “soggetti
di potere” con la conseguenza di attrarre progressivamente sempre più chi era
interessato al potere in senso stretto piuttosto che al poter fare qualcosa per
la collettività. La distanza creata fra popolo soggetto politico e politico soggetto di potere ha impedito all’onesto
cittadino di sentirsi partecipe delle scelte operate dallo Stato, anche se da
lui indirettamente esercitate tramite il diritto di voto e ha invalidato il
senso di utilità di ogni azione quotidianamente effettuata con lo scrupolo del
buon padre di famiglia da ogni singolo individuo. Abbiamo inventato altisonanti
motti, ci siamo spesi in oratorie enfatiche, tronfie e prolisse, studiate a
tavolino sperando di catturare l’attenzione del cittadino verso temi scottanti della politica, ma ci siamo
riusciti?
Forse l’errore è proprio quello
di non parlare più al cuore delle persone, di rapportarci solo come se trattassimo
sempre solo di questioni economiche, pubblicità per clienti da conquistare, prodotti
variopinti per ingolosire, non compagni con i quali costruire una società. Democrazia,
società e cooperazione, nonostante tutto, sono termini ancora da riscoprire.
E’ proprio la disaffezione all’intimismo
che ha allontanato le persone, che fa si che ogni riunione indetta per chiamare
a raccolta le persone, con le motivazioni più disparate, sia vissuta come una
scocciatura, come se fossimo costretti ad acquistare qualcosa, non come un
occasione di costruire qualcosa, come momento di condivisione e discussione.
Queste opportunità di aggregazione vengono eluse, schivate o abbandonate a
favore di un singolarismo che non ha niente a che vedere con la solitudine di
chi si ritira a meditare.
Le correnti “impegnate”
definiscono l’intimismo con un’accezione negativa e ne sminuiscono la valenza
definendola un’espressione di tipo superficiale, ma la nostra parte più
superficiale è la pelle ed è anche il nostro punto più sensibile, quello
attraverso il quale si arriva a toccare il cuore.
Se non riusciamo a dialogare col
mondo interiore delle persone e lavorare perché i sentimenti possano avere la parte
che gli spetta nella nostra storia, ogni battaglia sarà persa, a nulla saranno
valse belle e pompose parole perché è attraverso le emozioni che noi vediamo il
mondo.
Anche se penso che la verità in
senso assoluto non esista, nemmeno se si fotografa la realtà, poichè qualsiasi verità è filtrata dai nostri
ricordi e dal nostro sentire, sono
altresì convinta che vada sempre ricercata l’oggettività quale indispensabile fondamento
per l’espressione di un giudizio imparziale.
Pertanto il mio parlar di me,
nelle mie poesie non intende essere solo mera introspezione, ma anche
comunicazione di uno stato interiore che mi può accomunare a tanti altri, che
contiene problematiche, dubbi, proposte, le cause e a volte anche le soluzioni
per uscire da uno stato personale a volte invalidante, ma che vanno lette fra
le righe. Certo non ho grandi soluzioni, ma è proprio la banalizzazione dei
problemi delle singole persone che aumenta la solitudine di questa vita e quel
disamore verso una politica di persone importanti verso problemi importanti.
Dovremmo ricominciare a stimolare
la fiducia di poter contare qualcosa, che l’onestà sia ancora un valore e la
giustizia si debba e si possa ricercare, stimolare il desiderio di stare insieme non
per sopraffare o venire calpestati ma per essere utili, integrati ed arricchiti.
Da dove vogliamo ripartire per
creare una civiltà accogliente, gettare nuove basi per una società in cui si
rispolverino i vecchi valori dimenticati ma che si integrino con nuovi valori degni
di essere considerati tali? Talenti da non tenere segregati in una cassaforte, che
non servano per riempire le bocche di pance grasse sedute su baldacchini, ma doti
da mettere a disposizione di tutti, da lanciare nelle piazze e nelle strade perché
la gente se ne nutra tutti i giorni perché diano dei frutti.
Sottovalutare il nostro intimo
vuol dire sottovalutare noi stessi, un grande punto di ripartenza invece
potrebbero essere di nuovo le più semplici, antiche, ma grandi domande dell’uomo;
chi sono? cosa vorrei essere? dove voglio andare?
A noi tutti cercare una risposta.
martedì 24 marzo 2015
Vorrei essere
Vorrei essere
quella stanchezza buona
quel dolore quasi piacevole
quella pesantezza che raggiunge gli arti
e ti ricorda un lungo cammino
il torpore che pian piano abbandona
al sonno ristoratore
un dolce sogno
un attimo prima del tuo risveglio
vorrei essere
un brivido che corre lungo la tua colonna
e arriva fin giù
dove il sangue pulsa e corre veloce
per raggiungermi
vorrei essere un tuo attimo di stordimento
di meraviglia
di sorpresa
il profumo del vento
che porta il sereno
una lacrima che scende
inaspettata
e attraverso di lei
vedi più chiaro
venerdì 13 marzo 2015
Il gufo e le viole
Questo sasso, molto irregolare, mi pareva un gufo con la testa un poco storta.
Come potete immaginare guardando la fotografia, realizzarlo è stata un po' una sfida, ma penso ne sia valsa la pena!
E' come se il sasso si "riposizionasse" da solo per assumere la fisionomia che volevo dargli
Come potete immaginare guardando la fotografia, realizzarlo è stata un po' una sfida, ma penso ne sia valsa la pena!
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| come potete vedere la foto qui sopra evidenzia le ammaccature del sasso, ma già dalla foto successiva non si notano più, nascoste dalle prime pennellate |
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| gufo- fase di lavorazione |
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| gufo finito |
E' come se il sasso si "riposizionasse" da solo per assumere la fisionomia che volevo dargli
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| una scrollatina di piume ed eccolo fra le viole del mio giardino |
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| sembra godersi il primo sole! |
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| retro gufo |
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| foto di famiglia |
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